AUSTRALIA:LA STORIA DI SERIAL KILLER CHE HANNO UCCISO BACKPACKER FACENDO L’AUTOSTOP

Prima che attraversassi il deserto australiano in autostop partendo da sydney per arrivare a Darwin, lessi molte storie di alcuni serial killer australiani che avevano ucciso decine di backpacker che facevano l’autostop nel mezzo del deserto australiano, mentre le leggevo saliva dentro di me un enorme voglia di passare quelle strade, provando un piccolo brivido affiancato ad una nuova e forse rischiosa esperienza che potevo compiere viaggiando da solo. Qualche mio collega irlandese, mentre lavoravo nelle construction a Sydney mi credeva pazzo, che sarebbe stata una lunga impresa, chiedendomi per quale motivo non volassi direttamente da Sydney a Darwin. quello che volevo era vivere un’esperienza diversa da quella che avevo realmente vissuto l’anno precedente, la comodità’ di attraversare  il deserto australiano guidando il mio van, volevo conoscere più persone possibili e realizzare cosi un esperienza indimenticabile, volevo rimanere sul ciglio di una strada a sperare in qualcosa che non sapevo ne quando e ne come potesse arrivare, sentendo l’ebrezza del deserto australiano intorno a me, del vento, il caldo , ed il rumore di quello che da migliaia di anni e’ abitato solo da canguri. Volevo che l’energia, l’aria, il silenzio che vivono in quelle zone calde e afose facessero nuovamente parte della mia vita, di realizzare un’esperienza in autostop prima di lasciare l’Australia per prepararmi a viaggiare altri migliaia di km in autostop in Asia, e fu proprio questa mia voglia di vivere ancora una volta il deserto australiano a sconfiggere qualche goffo pensiero riguardo a questi serial killer. E cosi è stato, ritrovarmi per ore ed ore seduto sul ciglio della strada del deserto, nel mezzo del niente più totale, con qualche canguro al tramonto che inizia a saltellare da lontano ed avvicinarsi alla strada, il sole che pian piano si nasconde fra la sabbia calda e torrida australiana, col cuore che iniziava a battere un po’ più forte nel pensare di dover ripassare un’altra nottata fuori al buio più totale dormendo dentro la mia tenda nel bel mezzo del nulla, dove una volta fui anche graziato trovando una cabina bagno potendoci cosi dormire dentro,

13237810_1123953964342448_119984137579237110_n

nel passare interi pomeriggi con un pollice rivolto verso l’alto, solo e con la mente leggera, distante da ogni pensiero che circonda questo mondo, con la speranza che qualche anima buona si potesse fermare ancora una volta per potermi portare sempre più vicino al traguardo.

Avevo pensato di impiegarci una settimana nel fare 4700 km, invece ne passarono tre, e per di più nel vivere con persone che ancora oggi porto nel mio cuore, anche se ho condiviso con loro solo qualche centinaia di km.

IMG_6298 copia

L’autostop può essere un attrezzo utile per vivere a 360 gradi la terra che viaggiamo, conoscere meravigliose persone che non pensavi minimamente di trovare nel tuo cammino, ma allo stesso tempo esercitare il sesto senso nel sentire se possiamo fidarsi o meno delle persone che incontriamo, oppure semplicemente un attrezzo rischioso che ancora oggi miete molte vittime in ogni parte del mondo.

L’autostop in Australia è una cosa che agli sceriffi non sta tanto a genio, che la considerano una cosa pazza, pericolosa ed illegale proprio per i recenti omicidi avvenuti da alcuni australiani verso backpacker o stranieri che accettavano passaggi nel bel mezzo del deserto;

Ivan Milat, un serial killer australiano, arrestato negli anni novanta per aver ucciso sette backpacker che facevano l’autostop nelle strade australiane in situazioni diversi, le stesse strade passate e vissute da me dopo decenni, ascoltando con silenzio l’energia di quella che realmente e’ stata la fine di questi sette ragazzi. viene dato un termine a questi sette omicidi, “backpacker murders”. Ancora oggi Milat sta scontando la pena, anni fa fece uno sciopero della fame perdendo 25 kg per farsi portare una playstation in cella.

MTIwNjA4NjM0MDk2NzQ4MDQ0

Ivan milat 

Poi ci fu la storia di Falconio, un backpacker che nel 2001 con la sua ragazza volevano attraversare il deserto in autostop, quando infine nelle zone di Tennent Creek, a 500 km circa da nord di Alice spring finirono il loro percorso, uccisi da un killer chiamato Bradley murdoch che dandogli un passaggio, li ha torturati, violentati e poi uccisi violentemente, il corpo di Falconio non fu mai ritrovato, ma visto il ritrovo del corpo della ragazza fatto a brandelli, lo stato australiano da per scontata la morte del giovane backpacker.

falconio-729-620x349

peter Falconio e la sua ragazza 

Poi ancora un altro serial killer di nome Andy Albury, che ha ucciso ben quattordici persone nelle zone di Mount Isa e Townsville, e nel pensare a quante volte mi ritrovavo in mezzo al nulla anche con il mio van in queste zone, riposando per poi poter continuare a guidare i giorni precedenti, pensando a questi serial killer con la porta aperta del mio van per sentire i rumori della notte nel deserto, ma che in fin dei conti statisticamente parlando era più facile fare un incidente mortale che incontrare “animali”, Perché cosi bisognerebbe chiamarli, del genere nel mio viaggio.

“in ricordo delle vittime del murders”

Murdered Bargo teen David Auchterlonie. Pic supplied. 101123.
Murdered Bargo, una delle vittime del murders

 

 

Lascia un commento