Rainbow Gathering: il raduno svolto in tutto il mondo, ritrovare la connessione con la natura, staccare dalla propria vita, rigenerandosi dopo un periodo stressante

“Quando la Terra sarà devastata e gli animali morenti, giungeranno su di essa nuovi popoli di ogni colore, classe e fede, che con le loro azioni la renderanno di nuovo verde. Costoro verranno chiamati la tribù dei guerrieri dell’arcobaleno.” A questa antica profezia degli indiani d’America si ispira la Rainbow Family of Living Light, la più grande “non organizzazione” di “non membri” al mondo, che non ha alcun fine commerciale, promuove la non violenza e l’egualitarismo e si raduna da più di 40 anni nei Rainbow Gathering.




in questo articolo troverai tutto quello che c’e’ da sapere riguardo i rainbow Gathering, ti consiglio di leggere fino in fondo!

Il Rainbow Gathering è un evento anarchico, utopico, new age che riunisce hippy moderni per una celebrazione di amore e libertà. Non ci sono tasse di accesso o gerarchie di potere.

Durante gli incontri, gruppi di spiriti liberi svolgono e tengono seminari, danze, suoni a tamburi, meditazioni, yoga o cerimonie attraverso farmaci cura anime. L’intera esperienza è uno sforzo della comunità e ognuno si assume le responsabilità per renderlo possibile, rispettando ogni fratello e sorella che vive all’interno del raduno, condividendo da uno spicchio di mela ad una capanna realizzata intorno ad un fuoco per riscaldarsi.

L’enfasi durante questi incontri è sulla libertà e sull’amore. Non vi è alcun costo di ingresso, nessuna gerarchia e nessuna organizzazione reale dietro gli incontri, non c’è nessuno che comanda, c’è solo una equilibrata gestione di raduno, svolta parlando democraticamente intorno al sacro fuoco, coinvolgendo ogni membro della comunità.

Ognuno è responsabile della pianificazione e della preparazione dell’evento: ricerca del luogo, cucina, fornitura di pronto soccorso e mantenimento della pace, se nel raduno c’è un medico è colui che si prenderà cura dei malati, se qualcuno è un cuoco sarà il responsabile della cucina, se uno dei membri è un esperto di piante, sarà colui che porterà i membri alla ricerca di piante o bacche commestibili. Ricordo ancora la meravigliosa esperienza vissuta al mio ultimo rainbow, quando grazie ad un anziano che vive sulle alpi, esperto di funghi, riuscimmo a mangiare una favolosa zuppa di bacche, piante e funghi, rigenerandosi senza aver paura di intossicarsi.

Esistono gathering mondiali, continentali, internazionali, nazionali e locali, al punto che è probabile che in ogni momento dell’anno ci sia almeno un piccolo Rainbow da qualche parte nel mondo, probabile che in questo momento che stai leggendo l’articolo, un raduno rainbow si svolge nello stato in cui ti trovi. Quelli più grandi sono generalmente i continentali, che arrivano ad ospitare anche 2-3 mila persone nei giorni precedenti e successivi alla luna piena.

 

I raduni continentali si svolgono a rotazione nei vari paesi del continente.

Ai Rainbow possono partecipare tutti, nessuno escluso: giovani, adulti, bambini, anziani e famiglie. Anche tu che magari non ne avevi mai sentito parlare prima d’ora. Non hai bisogno di prenotare, di compilare moduli, di pagare nulla. Non hai neanche bisogno di essere o di sentirti un hippie. Accanto a chi vive nomade da un Raimbow all’altro – magari in carovane di artisti di strada o di volontari nelle fattorie biologiche – la maggior parte dei partecipanti è composta di persone che vivono in contesti più o meno urbani e che vogliono lasciarsi ispirare per un radicale cambio vita, o semplicemente rilassarsi, ritrovare la connessione con la natura, staccare dal lavoro, rigenerarsi dopo un periodo stressante o un dolore.

L’unica cosa che devi fare è scrivere a un indirizzo email creato ad hoc per l’evento, ricevere in automatico l’invito ufficiale con le indicazioni su come arrivare nella località prescelta, che è in genere tenuta segreta fino a 10 giorni prima dell’inizio del raduno. Dopodiché non ti resta che mettere nel tuo zaino una tenda, un sacco a pelo, qualche indumento invernale per le notti in quota, del sapone ecologico( poiché non è possibile portare nessun prodotto chimico o tossico per l’ambiente), una torcia e un pentolino da campeggio con un cucchiaio. Per una volta potrai anche dimenticare senza rimpianti il caricabatterie del cellulare: ai Rainbow non troverai mai nessuna presa elettrica per utilizzarlo, né una connessione internet, né nulla che possa tenerti in qualche modo connesso alla “civiltà”.




Quando arriverai al campo, generalmente dopo una lunga scarpinata su sentieri di montagna, sarai accolto da un cartello con la scritta “welcome home” e dal lungo abbraccio di coloro che in quel momento si trovano al cosiddetto welcome center, un accampamento di ristoro posizionato a non più di 1-2 km dal main fire, il campo centrale. Dal momento in cui arriverai al welcome center, sarai considerato immediatamente parte della comunità, senza nessuna formalità. Nessuno ti chiederà la tua età, il tuo lavoro o il tuo luogo di residenza. Il tempo inizierà a scorrere con sorprendente lentezza e ti accorgerai di esso solo di tanto in tanto, quando alzerai lo sguardo al sole.

Le giornate ai Rainbow sono ricchissime di attività. Chiunque può inventare e proporre un workshop: yoga, massaggi, erbe spontanee, canto, strumenti musicali, ipnosi, rebirthing, tantra, sciamanesimo, decorazione, disegno, pittura, danza, reiki, ecc. Inutile dire che la partecipazione ai workshop è del tutto gratuita, così come il resto delle attività, dalla meditazione ai balli intorno al fuoco, dai tanti concerti (solo con strumenti acustici) presso il music temple, alle cerimonie del cacao all’healing center, fino al silenzio per ascoltare tutti insieme il suono di Madre Terra.

 

L’unico denaro accettato in un Rainbow è il piccolo contributo volontario che, a seconda delle tue disponibilità, puoi decidere liberamente di versare nel cappello magico che gira subito dopo i pasti. Il ricavato va a finanziare, presso le fattorie della zona, l’acquisto del cibo che i volontari del giorno preparando nelle cucine da campo più essenziali che tu abbia mai visto e che altri volontari del giorno servono ai presenti disposti in cerchio nel food circle.

Insieme ai colori dell’abbigliamento, nelle ore più calde del giorno davvero minimo, se non completamente assente, il food circle è l’elemento visivo più interessante di un Rainbow. Ogni giorno se ne fanno sempre due, uno a pranzo e uno a cena, e sono proprio i richiami “foooood ciiiiircle noooow” diffusi ad alta voce a tutti coloro che si trovano nella valle, gli unici momenti che ti consentiranno di avere un punto di riferimento temporale.

Molto interessante è anche l’aspetto organizzativo, visto che si tratta di eventi anarchici. Non avendo la famiglia Rainbow una forma giuridica, né contemplando membri, leader e gerarchie, tutto quanto occorre per organizzare un raduno – dai servizi essenziali fino alla (accuratissima) pulizia finale – viene realizzato attraverso il lavoro volontario. Per azioni specifiche, ad esempio la scelta del menu, lo scavo di una latrina o la costruzione di un forno di terracotta, è prevista la figura del focalizer, ossia di un volontario che si prende in carico il coordinamento degli altri volontari fino al raggiungimento dell’obiettivo, normalmente giornaliero. Le decisioni più importanti, ad esempio su quale sarà la location del successivo raduno continentale, vengono prese all’interno del vision council, che si riunisce nel main tepee (e a cui puoi partecipare anche tu) secondo il metodo del consenso.

 

Come tutti i raduni, anche i Rainbow – che pure sono caratterizzati da un elevatissimo grado di libertà, hanno alcune regole e usanze che è bene tu conosca prima:
– Nessun tipo di commercio è ammesso nel campo; unica eccezione è il baratto.
– Gli unici soldi ammessi sono quelli che vengono offerti e raccolti nel “cappello magico”.
– Non sono ammesse droghe, alcool, materiali chimici ed elettronici.
– Il cibo è biologico e vegano.
– Per questioni igieniche non sarebbero ammessi animali domestici ( ma qui ormai è un eccezione poiché in ogni rainbow vissuto ho trovato animali domestici).
– Non esistono bagni ma i cosiddetti shit pit, latrine dotate di una privacy molto limitata.
– Non c’è acqua calda.
– Chiunque è libero di andare in giro con o senza vestiti.
– È assolutamente vietato diffondere o pubblicare sul web il luogo in cui sarà ospitato un Rainbow.




Il primo Rainbow Gathering nel 1972, in Colorado, ha visto la partecipazione di oltre 20.000 persone. Non era pensato per essere così grande, l’idea era che alcune persone si riunissero in una remota regione selvaggia per quattro giorni, per pregare e meditare per la pace nel mondo. Ma quel primo raduno ha dato il via ad una serie di eventi annuali che si sono svolti in tutto il mondo.

Di solito, le posizioni dei Raduni si trovano a circa 20 o 30 chilometri di distanza dalla città più vicina. Da lì, i membri della famiglia seguono pezzi di corde colorate appesi ad alberi o mucchi di pietre per trovare la loro strada verso il luogo. Questo è esattamente il modo in cui ho raggiunto il mio primo incontro nel 2014 in Australia – dopo aver viaggiatore per ore con il mio van e camminato altrettante ore per arrivarci, qui l’articolo scritto anni fa della mia prima esperienza e l’inserimento così al rainbow family. Ad oggi ho partecipato a quattro rainbow gathering in tutto il mondo, l’ultimo realizzato in Italia nel 2017 sulla catena delle alpi, zone di Tramonti di sopra. Ancora oggi sono convinto che in ogni esperienza di rainbow vissuta, è un evoluzione del proprio spirito, ricaricarsi di amore, conoscere nuove persone, avere una fratellanza e riempire il proprio spirito di serenità e  pace, portandola nelle strade babilonesi, dove l’occidente si concentra progressivamente sul futuro e sul fare carriera, dimenticandosi di amarsi prima di ogni altra cosa al mondo.

(le foto di Denis Vejas Benoit Paille, fotografici che da anni seguono e raccontano la vita delle Rainbow family)

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